Riabilitazione e soddisfazione

Siamo nello Stato del Red Sea, nella provincia di Sinkat. Altre tre Unità Sanitarie di base, Asod, Naset e Tomsai, sono state riabilitate grazie all’intervento della Cooperazione Italiana. I tre centri distano a più di un’ora di viaggio dal capoluogo, a quasi mille metri di altezza, lontano dalla costa del Mar Rosso, in un’area remota e proprio per questo

L'Unita' Sanitaria  di Tomsai  riabilitata

L’Unita’ Sanitaria di Tomsai riabilitata

“abbandonata”, peraltro bisognosa di assistenza. Si trovano nel raggio di 20 km l’uno dall’altro e dovrebbero coprire i servizi sanitari di base per circa 7.000 persone.Nulla di straordinario per la Cooperazione Italiana (CI). Poche migliaia di euro…..ma con il solito grande impegno del personale sul campo! Sono stati riparati tetti, sostituiti infissi delle porte e delle finestre per proteggere utenti, scorte farmaci, attrezzature mediche da sabbia e dall’acqua dei monsoni. Sono state fornite attrezzature e strumenti di base, kit per semplici esami di laboratorio. Insomma, si sono resi funzionali dei locali, pronti ora a rispondere alle esigenze della comunità.

Intervento straordinario, per le popolazioni! Nulla di tutto ciò era immaginabile per loro fino a qualche mese prima. A quelle comunitá lontane, poste in una sfavorevole posizione geografica sembrava insperabile poter beneficiare di un intervento “straniero”.
A Tomsai, nessuno pensava di poter vedere un tetto ben fatto e smettere di vedere la pioggia cadere sulle persone e sulle poche attrezzature presenti!
A Nasod, lo stesso contesto di Tomsai: infiltrazioni dappertutto da anni. Ripetuti, da anni, interventi “artigianali” senza successo.
A Naset, con un centro di salute dichiarato inagibile, non è parso vero al leader della comunità locale di accogliere con entusiasmo l’idea “degli italiani” di utilizzare una stanza dentro la scuola da destinare a Unità Sanitaria. Oggi la struttura sanitaria si trova nel complesso della scuola quasi a voler ricordare quello stretto legame tra sanitá e istruzione, adulti e bambini. Una buona idea, un buon leader attento alla sua popolazione. Una coincidenza fortunata? O costruita da persone che si impegnano con passione?

Fatto questo primo passo, non è mancato l’impegno a migliorare le conoscenze del personale al fine di poter concretamente riattivare i servizi di assistenza sanitaria primaria. Compreso un adeguato sistematico approvvigionamento dei farmaci. Un vantaggio enorme per la popolazione locale, fino a questo momento quasi completamente sprovvista di un qualsiasi servizio medico.

Ibrahim, in abito tradizionale sudanese, davanti al "suo" Centro Sanitario di Tomsai

Ibrahim, in abito tradizionale sudanese, davanti al “suo” Centro Sanitario

Forse un’intonacatura alle pareti dei centri avrebbe reso tutto ancora più piacevole, ma c’è gia chi è orgoglioso di quanto “di nuovo” c’è nel suo centro. Ibrahim, assistente sanitario di Tomsai, infatti, cura instancabilmente il suo luogo di lavoro: pulizia e igiene sono il suo riconoscibilissimo tratto. Solo nel novembre scorso, il centro di Tomsai –come gli altri- era quasi sempre chiuso e quando aperto “vuoto”, visto la mancanza di qualsiasi attrezzatura medica e di medicine. Oggi Hibraim -che ha anche seguito i corsi di aggiornamento sul trattamento delle malattie, sull’uso dei medicinali di emergenza e non, sulle procedure tecniche di distribuzione dei farmaci, organizzati dalla CI- quando apre le porte del suo centro trova gente da curare. E ha consapevolezza delle sue responsabiltà di fronte alla popolazione. Ed ogni volta ringrazia chi si è impegnato in prima persona perchè questo avvenisse. Regalando anche tanta soddisfazione a noi!

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