Massalama Sudan! La esperienza di Valentina Actis Danna con la Cooperazione Italiana in Sudan

Valentina Actis Dana, controllando la consegna di farmaci

Valentina Actis Danna al controllo per la distribuzione di farmaci

Valentina Actis Danna ha lavorato per la Cooperazione Italiana in Sudan dal 2013 fino al luglio del 2016 partecipando inizialmente al programma delle Nazioni Unite, UN Fellowhsip (finanziato dal MAE) che prevedeva un anno di lavoro con agenzie internazionali e/o UTL nei Paesi in via di sviluppo; lei venne assegnata al Sudan. Da giovane tirocinante curiosa del mondo, ha avuto poi la possibilita’ di continuare l’esperienza sul campo lavorando come assistente di programma per le iniziative “AID 10004” (2014-2015) e “Sostegno allo Sviluppo dei Sistemi Sanitari degli Stati di Gedaref, Red Sea e Kassala ed Integrazione al Programma di Cooperazione Delegata UE” (2015 – 2016).
Il contatto quotidano con la popolazione e con le reali condizioni di un diritto primario quanto ancora difficile da ottenere come quello alla salute primaria in Sudan, le ha fatto maturare un interesse nel settore sanitario, decidendo oggi di iscriversi a un Master in Sanita’ Pubblica in una cittadina inglese. Oltre ai migliori auguri per questa esperienza, a Valentina auguriamo un futuro ritorno in Sudan!
Il testo che segue e’ un suo Ultimo Racconto dal Sudan

Questo racconto è per tutti i cari amici, colleghi e compagni di viaggio che ho incontrato in quest’avventura, iniziata nel 2013,
quando atterrai per la prima volta in Sudan


Non scelsi il Sudan, fu il Sudan a scegliere me, forse per farmi assaporare un po’ della sua cultura, dei suoi volti, del caldo a tratti torrido che ancora non conoscevo, per farmi conoscere l’Islam, le sue tradizioni e i mille volti che questo Paese continuamente offre.
Avevo appena finito un ‘esperienza di lavoro di 11 mesi in Uganda, e non sapevo cosa aspettarmi da questa nuova sfida, ma partii con cuore umile, capace di accogliere e di lasciarsi trasportare.
Il mio primo anno lo passai a Khartoum (2013), la capitale Sudanese, nell’ufficio della Cooperazione Italiana. Questa esperienza, seppur piccola ma significativa, mi diede l’opportunità di esplorare il contesto istituzionale: incontri e meeting con organizzazioni internazionali, governative e non governative, Ambasciate. Il tutto apriva la strada a un comprendere le dinamiche politiche e sociali che caratterizzano la cooperazione e le relative decisioni, a volte sviluppate in questi tavoli di concertazione e discussione con i Ministeri Federali (il Sudan e’ uno Stato federale con 18 Stati n.d.r), controparti e protagonisti del dialogo in tema di Cooperazione.
Questo spaccato a livello centrale si univa poi alla vita sociale e alle innumerevoli occasioni di ritrovo con la comunità italiana e internazionale: uno scambio continuo che non faceva altro che accrescere la mia conoscenza del Paese e della sua cultura.
In breve tempo, si delinea per me l’opportunità di un secondo anno di lavoro nel Paese… Ricordo grandi cambiamenti: la Cooperazione Italiana venne selezionata come agenzia esecutrice di un grande programma sanitario, finanziato da fondi Europei. Un traguardo importante e non scontato, di cui oggi posso essere onorata di averne fatto parte e aver collaborato alla scrittura del progetto. Questo inaspettato passo fece crescere in me un maggiore interesse per i progetti e le attivita’ sul campo.
Il secondo anno in Sudan (2014) diventa poi occasione per lavorare su una specifica iniziativa nel settore sanitario, che guarda in particolar modo al miglioramento della salute materno infantile negli Stati orientali del Sudan (Red Sea, Kassala e Gedaref).
Inevitabile a questo punto che il mio lavoro si sposti dal centro alla periferia, contesto beneficiario delle attività e degli interventi pianificati a livello centrale. Nel giugno dello stesso anno, mi ritrovo a scoprire gli Stati di Kassala e del Red Sea, monitorando gli interventi nelle località target del progetto.

Valentina insieme ai bambini di un villaggio

Valentina insieme ai bambini di un villaggio

E’ un nuovo inizio che mi mette a contatto con realtà povere, mancanti di strutture e con un sistema sanitario debole che necessita di assistenza tecnica continua. Il tutto ha il sapore di sfida ma gradualmente mi lascio guidare dai colleghi italiani e sudanesi, definendo poco a poco il mio metodo di lavoro. Questa combinazione mi da la possibilità di comprendere meglio questa cultura, i suoi ritmi e le caratteristiche. I volti di persone diventano i volti di colleghi. Con loro si stabilisce un percorso di lavoro a tratti faticoso e imprevedibile, ma costante e che fa crescere la stima e il rispetto reciproco.
Kassala mi regala espressioni enigmatiche e curiose dei volti degli assistenti medici nelle comunita’ rurali, cui ogni settimana faccio visita per monitorare l’andamento della distribuzione dei farmaci… Il lavoro, la costruzione di una rete per il reperimento di farmaci anche nelle aree piu’ remote è una sfida continua, che porta a conoscersi e mettere a fuoco le difficoltà del vivere in zone rurali, spesso isolate, con poche infrastrutture e una ridotta accessibilità.
Il Red Sea mi fa immergere in un contesto decisamente piu’ cittadino e in breve tempo mi ritrovo a contribuire all’attivazione dell’Ospedale Tagadom, la cui riabilitazione della struttura del reparto infantile è in fase di completamento. Le mie capacità logistiche e di negoziazione vengono messe alla prova: collaborare con il Ministero della Salute e con i dipartimenti per organizzare il da farsi e’ un costante e faticoso relazionarsi, la volonta’ e l’impegno sono evidenti ma le risorse sempre limitate, operare delle scelte importanti e’ inevitabile.
Piccoli passi per una crescita professionale, tanta formazione, e tanto tempo impiegato con le controparti per pianificare una strategia di lavoro, per trovare soluzioni e alternative a problemi che puntualmente si presentano: tutto questo e’ parte della vita sul campo nelle realtà dello Stato di Kassala e del Red Sea e si fa chiaro in me che il concetto “fare cooperazione” sia un po’ questo!
Quasi senza rendermene conto si presenta il 2015, il mio terzo anno in Sudan! Con esso l’opportunità di focalizzarmi su settori specifici, appena toccati in precedenza, e che ora posso approfondire: il raggio di azione si allarga, e anche lo Stato di Gedaref diventa parte del mio lavoro itinerante.
In primis dedico la mia attenzione al sistema logistico e di approvigionamento dei farmaci, collaborando con l’ente nazionale istituito al riguardo (il Medical Supply Fund) sia per cio’ che concerne lo stoccaggio, a livello di deposito, sia avviando e monitorando il sistema di distribuzione presso i centri di salute nelle zone rurali. Questo assume dinamiche e velocità diverse all’interno degli Stati, per cui ogni stato rivela una sua peculiarità.
A Gedaref ho l’opportunità di lavorare sulla promozione della salute, disegnando un’apposita attività di sensibilizzazione per le comunità; a Kassala, invece, comunita’ più conservatrici e tradizionali rallentano lo sviluppo del sistema di distribuzione dei farmaci, tuttavia piccoli segnali del lavoro fatto iniziano a prendere forma e laddove, inizialmente, non vi erano nemmeno le medicine gratuite (previste dal sistema nazionale) ora sono presenti; negli stessi centri inoltre iniziano a esserci anche le levatrici, pronte a essere di sostegno alle donne che timidamente iniziano a rivolgersi al centro di salute. Il Red Sea, leggermente in anticipo rispetto agli altri stati, dimostra che il sistema di distribuzione dei farmaci può funzionare e si giunge, a una maggiore responsabilizzazione dell’Ente nazionale (MSF) nella gestione delle supervisioni integrate con lo staff della CI. Nello stato del Red Sea, ho anche modo di avvicinarmi al tema della salute riproduttiva partecipando alle iniziative riguardanti le ostetriche, preparando il database per la raccolta dati e sostenendo gli incontri mensili del personale sanitario nelle comunita’.
Tre realtà simili ma con le proprie sfaccettature che hanno reso questa esperienza una costante sfida: individuare soluzioni diverse ai molteplici problemi e mitigare le mancanze, che le popolazioni si trovano ad affrontare per ottenere un servizio sanitario migliore..
Infine, l’ultimo semestre del 2016 e’ stato principalmente dedicato al consolidamento delle attivita’ iniziate nelle tre realta’. Il tutto finalizzato anche a un “passaggio di consegne” all’insegna dell’esperienza e della conoscenza a chi sostituira’ la mia figura, cui, in primo luogo, auguro tanta pazienza e di inserirsi in questo contesto umano e professionale nel migliore dei modi.

Valentina saluta le ostetriche al termine di training

Valentina saluta le ostetriche al termine di training

E’ l’anno del cambiamento, la mia scelta di lasciare ma non “per sempre” deve essere letta in tale contesto. Avverto la necessita’ di consolidare maggiormente la mia formazione, proprio nel settore della salute pubblica. Si apre per me la strada di un Master in questa materia: prendo temporaneamente questa via e questo ultimo racconto vuole anche essere il mio saluto al Sudan.
Numerose sono le esperienze che ho vissuto in questo Paese, che non è facile riassumere in un breve racconto ma tento con lo stesso approccio con cui ho scoperto il Sudan, di provarci. Sicuramente, quello che so oggi, e’ che la mia prospettiva di guardare le cose è cambiata.
Al termine di questo lavoro mi sono posta due domande: che cosa lascio? Che cosa mi porto via?
Alla seconda domanda, oltre a quanto scritto, voglio aggiungere che porto via con me un cuore colmo di gioia, di gratitudine insieme a tutte le immagini dei volti che mi hanno toccato nel profondo, che mi hanno fatto riflettere, aiutato a credere che non bisogna mai smettere di avere passione nella vita e fare le cose al meglio, perchè di persone bisognose di aiuto ce ne sono ancora molte. Non bisogna mai fermarsi!
Cosa lascio? Non ho la pretesa di aver cambiato nulla, ma spero che le persone che mi hanno incontrato abbiano trovato un po’ di umanità, professionalità e amicizia nel mio essere li’ accanto a loro. Esserci, spero abbia fatto la differenza!
Grazie Sudan e massalama!

Valentina Actis Danna

Questo articolo è disponibile anche in: Inglese, Arabo

Archivio