Flussi migratori: Le nuove sfide per il futuro

Pubblicato su La Cooperazione Italiana Informa-Febbraio 2016

Una delegazione congiunta del ministero dell’Interno e della Farnesina ha visitato lo stato di Kassala, nel Sudan orientale, e il campo profughi di Wad Sharifey, che nel 2015 ha registrato l’arrivo di circa 20 persone al giorno

Le montagne di Kassala

Le montagne di Kassala

Le montagne di Kassala si ergono maestose sull’ampia pianura che le circonda. Spuntoni millenari di roccia guardano da sempre il flusso di popolazione che attraversa queste pianure. Negli ultimi decenni sono diventate un faro nel deserto per i migranti eritrei, il cui confine con la terra natia dista non più di venti chilometri. È ai piedi di queste montagne che si trova il campo profughi di Wad Sharifey. Attivo dal 1982, in un’area di circa quattro chilometri quadrati il campo ospita oltre 16 mila persone, per la quasi totalità di nazionalità eritrea. Nel campo non sono presenti tende, ma piccole costruzioni, a significare che con il tempo la struttura ha assunto la connotazione di un villaggio. Una pompa per la depurazione di acqua e la presenza di una scuola primaria in muratura sono un’altra conferma della stanzialità del campo profughi, che nel 2015 ha registrato l’arrivo di circa 20 persone al giorno, posizionandosi al secondo posto, per numero di presenze, dopo il campo di Shagarab 1 (sempre nello stato di Kassala).

Qui una delegazione congiunta del ministero dell’Interno e del ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, guidata dal sottosegretario all’Interno Domenico Manzione e accompagnata dall’ambasciatore d’Italia a Khartoum, Fabrizio Lobasso, e dal titolare della sede estera di Khartoum dell’Agenzia italiana per la Cooperazione allo sviluppo, Alberto Bortolan, si è recata in visita nell’ambito di una missione istituzionale nel

La delegazione in visita al campo

La delegazione in visita al campo

paese, incentrata sul tema della migrazione. L’occasione è stata importante per mettere a fuoco l’approccio delle autorità locali sul fenomeno migratorio, ma anche per monitorare le condizioni dei servizi di base a disposizione sia della popolazione dei campi profughi che delle comunità ospitanti.
Lo stato di Kassala, insieme a quello di Gedaref e del Mar Rosso, è compreso in quello che viene definito il Sudan orientale e classificato secondo i dati del National Poverty Assessment del 2009 una delle regioni più povere del paese. In ognuno di essi, la Cooperazione italiana è presente con uffici di progetto, dopo la firma degli accordi di pace del 2006, con programmi di cooperazione sanitaria e, negli ultimi anni, anche con iniziative legate all’agricoltura. Il lavoro integrato della Cooperazione italiana con le autorità sudanesi e con le organizzazioni internazionali mira da sempre a mitigare e prevenire il fenomeno migratorio, aiutando le comunità ospitanti e le popolazioni vulnerabili. Le autorità locali hanno mostrato apprezzamento per il lavoro che l’Italia sta portando avanti nell’area, riconoscendo al nostro paese un vero e proprio ruolo di stabilizzatore sociale. Nel quadro del processo di Khartoum e della recente costituzione del Fondo fiduciario d’emergenza dell’Unione europea per la stabilità e la lotta alle cause profonde dei fenomeni migratori in Africa, lanciato nel corso del vertice Ue-Africa de La Valletta del novembre scorso, le stesse autorità hanno espresso massima disponibilità nel collaborare con l’Italia affinché gli impegni internazionali non rimangano sulla carta ma diventino un aiuto concreto per il Sudan. Su questo fronte l’Italia, attraverso le parole dell’ambasciatore Lobasso, ha richiamato a un’integrazione con l’Europa, confermando l’apertura a lavorare congiuntamente. “Oggi più che mai è opportuno un coordinamento tra i vari attori europei ed internazionali, al fine di evitare il rischio connesso alla moltiplicazione delle iniziative e una dispersione delle poche risorse a disposizione, in

Bambini incuriositi dalla visita nel campo

Bambini incuriositi dalla visita nel campo

un contesto in cui sarà cruciale continuare a coinvolgere le autorità locali in una partnership efficace quanto franca”, ha detto l’ambasciatore. ll controllo dei confini, l’assistenza tecnica e il “capacity building” sui temi migratori, il consolidamento della cooperazione regionale, la creazione di nuovi centri di accoglienza dotati di servizi di base adeguati, il miglioramento delle condizioni di vita per le popolazioni dei campi profughi e delle comunità ospitanti, la formazione professionale per i rifugiati e l’incoraggiamento per i programmi di reinsediamento: tutti questi aspetti devono essere le componenti di una nuova strategia per migliorare la gestione dei fenomeni migratori per il Sudan, che ha acquisito un ruolo strategico nel complesso fenomeno delle migrazioni da tutto il Corno d’Africa. Sia per la grandezza del paese, sia per i numeri di sfollati e rifugiati che il Sudan accoglie, sia per la sua strategica posizione geografica nella rotta delle migrazioni, l’auspicio che l’Italia esprime è quello che il Sudan possa funzionare da volano sul fronte africano sull’emergenza migrazioni, con la stessa convinzione con cui l’Italia sta operando sul fronte europeo.

 

Questo articolo è disponibile anche in: Inglese, Arabo

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