Expo2015: Sudan National Day. Nutrire il pianeta e la popolazione sudanese. Quale sfida per il Sudan?

In occasione della celebrazione della Giornata Nazionale del Sudan (27 luglio) a EXPO 2015, la Cooperazione Italiana presente nel Paese africano dal 2006 ha scelto di unirsi virtualmente alla giornata milanese, raccontando uno specifico settore di cooperazione allo sviluppo, quello dello sviluppo rurale. Settore perfettamente in linea con le tematiche proposte dall’esposizione universale e di cruciale importanza per lo sviluppo sostenibile

Un bambino intento a raccogliere l'acqua nello Stato di Kassala

Un bambino intento a raccogliere l’acqua dal fiume nello Stato di Kassala

del Sudan. Prima della scissione dal Sud Sudan,nel 2011, era il Paese più grandedell’Africa. Oggi ha una superficie di quasi due milioni di chilometri quadrati, sei volte quella dell’Italia, e una popolazione di oltre 30 milioni di persone. È al 171esimo posto, su 187 paesi, dell’indice di sviluppo umano. Quella dell’agricoltura è sicuramente una sfida non facile e impegnativa. È un Paese povero di acque, ad esclusione della fiorente vallata che corre lungo il Nilo, i suoi terreni sono fertili ma sono soggetti a fenomeni di siccità e conseguenti carestie, frequentemente si abbattono sul Paese.

Il dott. Alessandro Valgimigli è Capo Programma del Progetto Riduzione della Povertà negli Stati di Kassala e Red Sea (Poverty Alleviation Programme). Laureato in agraria ha lavorato lungamente come dirigente di grandi aziende agricole, poi come consulente internazionale in programmi di ricerca agricola applicata fino ad approdare, circa venti anni fa, alla Cooperazione allo Sviluppo Italiana.

 

Orticultura nello Stato di Kassala

Orticultura nello Stato di Kassala

 

L’agricoltura è una sfida estremamente importante che il Paese deve assolutamente vincere” esordisce il dottor Valgimigli. “Dopo la secessione del Sud Sudan, con la conseguente perdita delle risorse economiche derivanti dall’estrazione del petrolio, l’agricoltura unitamente all’allevamento del bestiame, rimane una delle principali fonti di reddito sia per la popolazione che per il Paese nel suo insieme.”
L’attuale governo Sudanese sta investendo molto nell’agricoltura: E’ stato elaborato un documento di pianificazione economico-produttivo per il settore agricolo (CAADP – Comprehensive Africa Agriculture Development Programme) che prevede la destinazione del 10% del bilancio dello Stato ad investimenti produttivi nel settore agricolo al fine di ottenere un incremento del suo reddito del 6% all’anno.
“La realtà dei fatti è tuttavia ben lontano da questi valori – commenta il dott. Valgimigli – in quanto l’investimento governativo nel settore si aggira attualmente attorno al 2% all’anno. A Khartoum, a novembre 2015 è previsto il lancio del NAIP – National Agriculture Investment Plan (strumento operativo del CAADP) che ha appunto lo scopo di attirare investimenti esteri nel settore. agricolo e favorire così il suo sviluppo.”
Oltre a una necessaria pianificazione agricola il Paese deve poi reagire a disastri naturali, quali la siccità e la carestia. I cambiamenti climatici hanno alterato in Sudan la quantità e la periodicità delle gia’ scarse precipitazioni limitate a meno di 250 mm di pioggia all’anno (circa un terzo di quanto piove in Italia).
“In queste condizioni limite, quando si verifica l’assenza di qualche giornata di pioggia, le coltivazioni non riescono a completare il loro ciclo produttivo determinando un crollo drammatico delle produzioni con conseguenti carestie e fenomeni di malnutrizione” spiega l’agronomo continuando a illustrare la situazione nel Paese: “L’acqua è infatti il principale fattore limitante di tutta l’agricoltura del Sudan. Non a caso, una delle principali componenti delle nostre attività riguarda il miglioramento dell’utilizzo della risorsa idrica. Questo si attua attraverso diverse modalità (costruzione di terrazzamenti, di piccoli arginature in terra, di piccole dighe e briglie sui torrenti, eccetera) che raccolgono le acque meteoriche e favoriscono la loro penetrazione nel sottosuolo. In questo modo è possibile coltivare con successo diverse colture. È un processo lungo, impegnativo sia da un punto di vista tecnico che finanziario e che richiede sempre il coinvolgimento delle comunità locali. Gli interessanti risultati già ottenuti, ci indicano che siamo sulla giusta strada.”

L'esperto Alessandro Valgimigli con alcuni collaboratori sudanesi

L’esperto Alessandro Valgimigli con alcuni collaboratori sudanesi

Sembra quindi che il Sudan stia reagendo ai lughi anni di guerra e al mancato sviluppo che essa ha provocato nel Paese. Cosa può raccontarci in merito dott. Valgimigli?“La guerra e i conflitti militari in genere, lasciano sempre strascichi e non possono essere cancellati con un colpo di spugna. Le iniziative della Cooperazione Italiana, pongono un occhio di riguardo ad esempio alla reintegrazione nel tessuto produttivo di ex combattenti, vedove e orfani vittime di conflitti. Il Poverty Alleviation Programme in particolare opera in zone in cui si sono verificati violenti scontri armati circa 10 anni fa e cerca di contribuire, con un’equilibrata presenza e distribuzione degli aiuti, a rafforzare il processo di pace ormai consolidato ma che comunque ha ancora la necessità di essere accompagnato e seguito”.

Il Poverty Alleviation Programme è un Programma della Cooperazione Italiana (DGCS – MAECI) , iniziato a fine 2014, che intende intervenire su tre componenti fondamentali e determinanti della povertà ovvero agricoltura, risorse idriche ed educazione. “L’intervento nel settore agricolo ha lo scopo di migliorare la sicurezza alimentare e far nascere attività generatrici di reddito a livello di comunità locali. Questo significa migliorare le rese produttive tramite l’impiego di adeguate tecniche agronomiche, introdurre varietà di ortaggi, frutta e cereali, introdurre tecnologie appropriate e sostenibili” spiega l’esperto continuando a fornire dettagli sul programma.
“Migliorare l’accesso all’acqua potabile dei villaggi e delle comunità rurali, favorire la raccolta e conservazione delle acque meteoriche, favorire l’irrigazione dei campi con un uso rispettoso della risorsa idrica sono solo alcuni esempi di attività realizzate dal progetto. Per ultimo ma non certo per minor importanza, si interviene nel settore educativo tramite la costruzione di scuole, un supporto alla didattica, l’organizzazione di corsi di tecniche orticole per gli studenti. Tutto questo per permettere ai ragazzi, ed in particolar modo alle ragazze, di completare almeno il corso dell’educazione primaria. Difatti, è assai comune nelle comunità rurali, che al compimento degli otto anni, molti bambini abbandonino la scuola per essere impiegati nell’ambito familiare in attività lavorative come la pastorizia o i lavori nei campi. Siamo fermamente convinti che senza istruzione non vi può  essere sviluppo.”
Dello stesso parere è il dott. Alberto Bortolan, dal dicembre 2013 direttore dell’Ufficio Cooperazione allo Sviluppo di Khartoum, in Sudan ed una vita in Africa.

Il direttore Alberto Bortolan  con alcuni collaboratori sudanesi

Il direttore Alberto Bortolan con alcuni collaboratori sudanesi

Tutte le iniziative della Cooperazione Italiana mirano a ridurre la povertà – afferma il direttore – se vi è povertà non è possibile lo svilppo, e in questa ottica la sanità e l’istruzione primaria sembrano essere ancora traguardi lontani in molti Paesi dell’Africa. Il settore dello sviluppo rurale è sicuramente uno tra quelli che più puó favorire la riduzione alla povertà. Proprio per questo settore c’è stato questo congruo finanziamento (3 milioni di euro) del Ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale, che vede il nostro Ufficio alla Cooperazione e allo Sviluppo in loco, attraverso i suo esperti e il suo know how, in prima linea in Sudan per combattere la povertà”.
Da anni, con finanziamenti a diverse agenzie internazionali (WFP, FAO, UNFPA) la Cooperazione Italiana opera nei settori fondamentali. Nella programmazione della Direzione Generale Cooperazione alla Sviluppo del Ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale, il Sudan è, infatti, un Paese considerato prioritario trovandosi agli ultimi posti dell’indice di sviluppo umano.
“La necessità di attuare questo programma si articola su due fronti” spiega Alberto Bortolan. “Da un lato si è ravvisata l’esigenza di seguire con efficacia i finanziamenti che il MAECI da alle agenzie delle NU e dall’altro quella di accompagnare tutti i finanziamenti in gestione diretta per far convergere tutte le sinergie impegnate in una stessa direzione e rafforzare cosi tutti gli interventi con un approccio olistico”.
Un percorso che rientra nella filosofia guida della Cooperazione Italiana: concentrazione geografica (in Sudan le attività della CI sono concentrate in tre Stati) come pure la concentrazione settoriale (nel Paese africano i tre macro settori sono Sanità, Sviluppo rurale e Istruzione), ma che tiene sempre contro delle tematiche trasversali come quelle di genere e della disabilità. “Personalmente son convinto da sempre dell’importanza di mettere la popolazione, le persone, le comunità al centro del nostro pensiero, del nostro impegno quotidiano” dichiara Alberto Bortolan. “E di farlo con tanta empatia – aggiunge – Dobbiamo far sentire che condividiamo concretamente le difficili condizioni di vita, di lavoro della gente locale e delle istituzioni. Importante è anche lavorare con queste ultime, che sono partner strategici del nostro impegno. Per questi motivi le nostre attività qui in Sudan sono concentrate nelle zone periferiche, dove c’è più necessità di interventi immediati e portatori di benefici per la popolazione. Lavoriamo in squadra, staff locale ed espatriato, enti locali insieme alle nostre Istituzioni, perchè il meglio di ognuno favorisca sempre il meglio dei colleghi, italiani e sudanesi.”
Il Sudan è presente a EXPO 2015, il cui tema quest’anno è “Nutrire il Pianeta, energia per la vita”. Dottor Bortolan, qual è secondo la sua esperienza, il significato della presenza del Sudan a EXPO 2015? “Penso che la scelta di partecipare a Expo 2015 sia stata dettata dalla voglia del Paese di farsi conoscere sotto una luce diversa da quanto generalmente viene visto dall’occidente e di mostrare le sue potenzialità. Non sono molte del resto le occasioni di mostrarsi a livello internazionale.”
“Ehi, ci sono anch’io…” sembra ricordare al mondo la presenza del Sudan a Expo2015, per il dottor Valgimigli. “Pur con i suoi limiti, il Sudan si sta muovendo nella direzione giusta. – commenta l’esperto – La ricerca di un approccio eco-sostenibile nelle iniziative riguardanti il settore agricolo è qualcosa che è già presente nelle iniziative del Governo locale, poi ulteriormente enfatizzate dalle nostre attività. Ad esempio si cerca di salvaguardare le scarsissime risorse forestali ancora presenti, migliorare i pascoli degradati per evitare fenomeni di erosione, facilitare la disseminazione di specie autoctone per limitare l’avanzata del deserto, realizzare attività di rimboschimento, ecc. Si cerca di mettere in atto azioni che pur mirando ad aumentare la disponibilità di cibo non stravolgano il territorio e gli usi e costumi delle popolazioni locali.”

Campi seminati dalla Cooperazione Italiana nello Stato di Kassala

Campi seminati dalla Cooperazione Italiana nello Stato di Kassala

A Expo 2015, in occasione del Sudan- Italy Economic and Investment Forum, l’agro industria sarà un tema centrale. Secondo lei, dotto Valgimigli l’Italia in che modo puó giocare ad essere un partner strategico?
“L’Agro Food Industry è un invidiabile fiore all’occhiello della nostra economia. È quindi facile immaginare che vi saranno contatti e aperture di interesse da entrambe le parti. Voglio tuttavia sottolineare che ancora prima di questo settore, l’Italia può giocare un altro ruolo chiave nella modernizzazione dell’agricoltura sudanese attraverso l’adozione di diversi modelli di meccanizzazione che vanno dal piccolo trattore o motocoltivatore per la piccola azienda familiare, al grande trattore super potente per le grandi estensioni che caratterizzano il Sudan. Questa flessibilità, nell’avere disponibili le macchine e le attrezzature che meglio si adattano, alla realizzazione delle varie tipologie di lavori agricoli crea un vantaggio competitivo alle nostre imprese non trascurabile e le propone come partner ideali per soddisfare le esigenze dell’agricoltura sudanese.”
Nel Poverty Alleviation Programme, si intrecciano tematiche di sviluppo agricolo, istruzione, di genere (il programma vedrà il suo completamento nel 2017) e il dott. Valgimigli riguardo lo stesso precisa sottolineare: “Agire sulle cause della povertà è un esercizio non facile e non breve. Nella limitatezza delle risorse finanziarie disponibili, il Poverty Alleviation Programme possiede buone potenzialità per riuscire a migliorare tangibilmente questa situazione di povertà diffusa. Io ho due figli di 8 e 10 anni che spesso si lamentano per la lontananza del papà da casa. Sono sacrifici che io e la mia famiglia stiamo affrontando anche in nome di un ideale. Alla fine del progetto sarebbe bello poter dire: è stata dura ma siamo riusciti a fare qualcosa per cui ne valeva la pena!”.

Questo articolo è disponibile anche in: Inglese, Arabo

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